Cos’è

P.I.P.P.I. è un Programma di intervento intensivo rivolto 10 nuclei familiari per ogni Ambito territoriale con figli da 0 a 6 anni (e in seconda battuta da 7 a 11) a rischio di allontanamento, sperimentato negli anni 2011-2012 e implementato negli anni 2013-2014 attraverso un partenariato tra la Direzione Generale per l’Inclusione e i Diritti Sociali del Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali, il il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare del Dipartimento di Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) dell’Università di  Padova e le 9 città Riservatarie (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Venezia) del fondo della L.285/1997 che hanno aderito alla proposta del Ministero.
 

Obiettivi

Il Programma si propone la finalità di individuare, sperimentare, monitorare, valutare e codificare un approccio intensivo, continuo, flessibile, ma allo stesso tempo strutturato, di presa in carico del nucleo familiare, capace di ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo (home care intensive program) dalla famiglia e/o di rendere l’allontanamento, quando necessario, un’azione fortemente limitata nel tempo facilitando i processi di riunificazione familiare.

Punti di intervento

Il programma si basa su 6 punti irrinunciabili, in linea con quelli che la letteratura internazionale descrive come fattori predittivi di successo dell’intervento con le famiglie vulnerabili:

  1. realizzazione di équipe multidisciplinari di professionisti, attraverso specifiche attività formative, dei servizi coordinate da un case-manager e stretta partnership tra ricercatori e professionisti, che consenta il coinvolgimento attivo dei professionisti in tutte le scelte relative al programma e alta qualità delle prestazioni erogate;
  2. pieno coinvolgimento dei bambini e delle famiglie, comprese all’interno delle loro reti sociali, che sono i veri attori del programma che opera in una logica di multidimensionalità e co-costruzione delle risposte con le stesse famiglie lungo tutto il processo: il progetto si basa su una visione bio-ecologica dello sviluppo umano (Bronfenbrenner, 1979, 2005);
  3. sperimentazione su 10 famiglie per ogni Città coinvolta nella sperimentazione nazionale, che possano quindi essere seguite in maniera approfondita, continua, stabile e per un arco di tempo definito (tra i 18 e i 24 mesi);
  4. capacità di coniugare la pratica dell’intervento alla pratica della valutazione in modo che gli operatori diventino protagonisti dei processi di valutazione dei loro interventi e apprendano a valutarne l’efficacia giungendo a introdurre stabilmente la pratica della valutazione nell’agire sociale;
  5. utilizzo di strumenti condivisi e confrontabili per realizzare la valutazione iniziale della situazione del bambino e della famiglia (shared assessment), la progettazione e la valutazione nei diversi tempi dell’intervento (almeno T0, cioè il momento di ingresso della famiglia nel programma; T1 fase intermedia; T2 fase conclusiva, review): definizione e realizzazione del Progetto Quadro condiviso (commun planning) sulla base di un quadro condiviso di lettura dei bisogni del bambino e della famiglia;
  6. sperimentazione di forme innovative di partenariato fra scuola (mondo dell’educazione) e servizi (mondo del socio-sanitario) che tradizionalmente faticano a elaborare progetti condivisi rispetto a bambini e famiglie con i quali entrambi intervengono, talora secondo progetti separati e approcci diversi. P.I.P.P.I. quindi si propone di sperimentare modalità di relazione tra scuole, famiglie e servizi basate non sulla frammentazione dell’intervento, ma sulla condivisione di un unico progetto per ogni famiglia (il Progetto Quadro) nel rispetto delle specifiche identità, individuando le forme specifiche della collaborazione tra scuola, famiglie e servizi.

 

L’obiettivo è che l’implementazione di P.I.P.P.I. sia l’occasione per sperimentare processi di riconoscimento reciproco e formare le competenze necessarie a lavorare insieme sia negli insegnanti che nei professionisti dei servizi, per arrivare a codificare buone prassi di relazione da attuare anche e soprattutto dopo la conclusione del programma.

Attività previste da ASSI

L’intervento previsto in P.I.P.P.I. si articola in quattro fasi fra loro inter-connesse in un rapporto non di linearità, ma di circolarità:

  • La prima fase è una pre-valutazione tramite cui l’équipe multidisciplinare completa insieme alle famiglie un lavoro di pre-assessment dell’ambiente familiare, della sua organizzazione interna ed esterna, dello sviluppo del bambino, al fine di stabilire il livello di rischio di allontanamento per il bambino. Le famiglie con figli a rischio di “negligenza” sono di conseguenza invitate a partecipare al programma P.I.P.P.I.
  • Qualora le famiglie accettino, segue una seconda fase di valutazione e progettazione, nella quale è attiva l’équipe multidisciplinare composta dai professionisti che sono in contatto costante con la famiglia – insegnanti, assistenti sociali, operatori sanitari, psicologi e altri collaboratori volontari – assieme alla famiglia e ai figli stessi.
  • La terza fase si incentra nella realizzazione del programma, che comprende quattro principali tipologie di dispositivi:

 

  • La quarta fase è di valutazione ex-post. L’obiettivo è stabilire se la famiglia dovrà proseguire la propria partecipazione al programma P.I.P.P.I., oppure rientrare nella normale presa in carico dei servizi.